Mai ‘na gioia!

asroma-mai-na-gioiaAmarezza, alla fine quella che ti rimane in bocca è soltanto tanta amarezza. Amarezza per un “progetto” che aveva fatto entusiasmare migliaia di persone, l’anno scorso e quest’anno ancora di più. Amarezza che però rimane solo nel cuore di quelle migliaia di persone che ogni domenica, chi allo stadio, chi a casa, sente, ma che loro, quelli che hanno creato questa squadra non sente.

– Va tutto bene, i ragazzi sono migliorati. Presto vinceremo qualcosa.-

Presto, si. Ma presto quanto? Cosa intendono con presto?

Sono passati due anni da quando la Roma è passata dalle mani della famiglia Sensi, coloro che hanno riportato lo scudetto a Roma, sponda giallorossa, spendendo all’epoca miliardi di lire, ma che negli ultimi tempi si accontentava di giocatori a parametro zero o a prezzo stracciato, ma che tutto sommato ci mettevano il cuore e la passione in quello che facevano, e che nonostante tutto si battevano come leoni ogni santa domenica, e che avevano portato la Roma a combattere ogni anno per un posto nell’Europa che conta e che per ben due volte hanno perso lo scudetto all’ultima giornata. Tutto questo è poi sfumato.

Due anni da quando la Roma, la nostra Roma, è passata in mano ai magnati americani. Persone che, da quando sono arrivati, si sono impegnate per valorizzare il brand (ovvero sia il logo), che hanno messo soldi per far arrivare a Roma grandi giocatori e giovani promesse del calcio. L’allenatore? Bè, era l’allenatore del Barcellona B, quindi si pensava già a un grande allenatore. Allenatore che però non è riuscito a reggere l’impatto con la piazza romanista, pronti a criticarti appena perdi una partita, ma ad idolatrarti se vinci quella dopo. Solo che quest’ultima cosa è successa poche volte. Settimo posto in campionato, fuori dall’Europa. Erano anni che non succedeva. Ma poco male, è il primo anno può capitare. Ma l’allenatore viene esonerato, al suo posto in estate, sotto “consiglio” dei tifosi, ritorna il “Maestro”, Zdeněk Zeman.

La passione dei tifosi aumenta a dismisura, così come dicono i numeri degli abbonamenti: 22’000 persone abbonate, curva Sud esaurita. L’estate termina con altri grandi nomi che arrivano in rosa, per permettere al Maestro di poter attuare la sua idea di gioco, che però stenta a decollare.

La Roma continua i suoi alti e bassi, facendo la grande con le grandi, ma la piccola con le medio-piccole, e perdendo molte, troppe occasioni. Si decide di cambiare, fuori il Maestro dopo una sfortunata partita con il Cagliari, dove uno dei suoi pupilli segna un clamoroso autogol. Fuori il Maestro, dentro il Tattico. Aurelio Andreazzoli, tattico famoso per essere stato il vice di Luciano Spalletti, l’allenatore che riportò un trofeo a Roma. Comincia bene, con alcune vittime illustri, conquista una finale di Coppa Italia, ma termina male, con la sconfitta nel derby di Coppa Italia proprio in quella finale che tanto avevano faticato per raggiungere, che poteva dare l’accesso in Europa, la stella d’argento sulla maglia, sopra lo stemma, e soprattutto un derby vinto. Si poteva raddrizzare un intera stagione con una sola partita, quella partita che per i tanti tifosi era una questione di vita o di morte. Ma tutto è sfumato in una non tanto calda domenica romana. Giocatori che dovevano fare la differenza in panchina e che non vengono mandati in campo, o giocatori in campo che sono la triste e brutta copia dei giocatori che mezz’Europa ci invidiava.

E l’unica cosa che è rimasta è soltanto amarezza, tanta amarezza, nei cuori di quei tifosi che ogni domenica si avvelenano e si divertono con quella loro piccola gioia, perché sapevano che la domenica, dalle 15:00 alle 17:00 potevano stare tranquilli, perché potevano, per quelle due ore, dimenticare tutto quello che gli succedeva intorno, e concentrarsi su quella squadra, che tante gioie e dolori ci ha portato, e sempre ci porterà, ma non questi due anni, costellati soltanto di tanti, forse troppi dolori e troppe poche gioia. Come si dice in questi casi, mai ‘na gioia!

Vincenzo Vacante

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