Agnese e Paolo Borsellino, una storia d’amore oltre la morte e la mafia

borsellino<< E’ andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte>>. E’ così che sul web, Salvatore Borsellino, saluta sua cognata Agnese. Aveva 71 anni la moglie del magistrato che ha lasciato un punto denso di inchiostro tra le ruvide pagine della storia della mafia. La mattina del 5 maggio scorso, ha chiuso gli occhi nella sua casa di Palermo. Chiusi, ma non per sempre. Li ha chiusi, per poterli riaprire in una realtà più calda. E mentre stringerà forte la mano del suo Paolo, come quando avevano imparato ad affrontare il mondo insieme, non smetterà di baciarlo. Potrà sfiorare di nuovo quel viso che aveva sognato per troppe notti, mentre teneva stretta quella foto, e le sue lacrime non la smettevano di bagnare il cuscino. Avrà modo di ripetergli le parole che aveva scritto in occasione del ventesimo anniversario dalla strage di Via D’Amelio, ritrovando di fronte a sé quegli occhi da fanciullo di cui era tanto innamorata. << Non siamo soli. >> aveva detto alla folla riunita in quel giorno solenne. << Sei stato un padre ed un marito meraviglioso, sei stato un fedele, sì un fedelissimo servitore dello Stato, un modello esemplare di cittadino italiano, resti per noi un grande uomo perché dinnanzi alla morte annunciata hai donato senza proteggerti ed essere protetto il bene più grande, la vita, sicuro di redimere con la tua morte chi aveva perduto la dignità di uomo e di scuotere le coscienze. Quanta gente hai convertito! >>. Un eroe dei nostri giorni, un esempio che grandi e piccoli non sapranno dimenticare. Insieme da lassù, sapranno guidare i propri figli e scuotere altre coscienze con altrettanta dedizione, senza mai perdere di vista l’obiettivo per cui sono venuti al mondo, con quella sfrenata voglia di sorridere che li ha sempre dominati. Insieme per una nuova vita, forse senza la rabbia che spesso li feriva in questo mondo. Insieme in un’altra realtà. Un traguardo. Un punto nel cielo da cui poter scrutare diversamente, cogliendone nuove sfumature, la vita, la stessa che hanno donato a noi. << Materialmente, mi ucciderà la mafia, ma saranno altri che mi faranno uccidere. La mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno >>. Non ci saranno altri lassù a mischiare le carte, a sporcare le prove, a perdere la dignità. Ne è comunque valsa la pena? «Dopo alcuni momenti di sconforto, ho continuato e continuerò a credere e rispettare le istituzioni di questo Paese come mio marito sino all’ultimo ci ha insegnato. Non indietreggiando nemmeno un passo di fronte anche al solo sospetto di essere stato tradito da chi invece avrebbe dovuto fare quadrato intorno a lui. Io non perdo la speranza. Sono, anzi, convinta che sarete capaci di rinnovare l’attuale classe dirigente e costruire una nuova Italia». Ecco la risposta della stessa donna che adesso sorride persa negli occhi del marito che le è mancato per metà della sua intera vita. «Questa città deve resuscitare. Deve ancora resuscitare».

Martina Fedeli

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